SAN BIAGIO PLATANI

AGRIGENTO

"Paese degli Archi"
ASSESSORATO AL TURISMO
Confraternita SIGNURARA Confraternita MADUNNARA
3 Secoli di Storia
"ARCHI DI PASQUA"
EDIZIONE 2001

Dal giorno di Pasqua alla 3° Domenica successiva

Incontro tra il Cristo Risorto e la Madonna

 

Arco centrale - Confraternita Madunnara

 

Arco Centrale - Confraternita Signurara

 

Prospetto - Confraternita Signurara

GLI ARCHI DI PASQUA

San Biagio è un paese dell'entroterra agrigentino, a 35 chilometri dal capoluogo, situato sul versante di una collina che culmina in contrada Garipi e digrada verso il Platani. Il centro storico è tagliato in due dal corso principale, su cui convergono, in direzione ortogonale, le altre vie dell'abitato. Le sue origini risalgono al 1635, anno in cui Giovanni Battista Gerardi ottenne la "licentia populandi". Gaetano Di Giovanni, nella sua opera "Notizie storiche su Casteltermini e il suo territorio", attribuisce a Mariano Gianguercio, nel 1648, la fondazione dell'insediamento urbano, tenendo conto che nel "Cedolario dei feudi della Val di Mazara", comincia proprio allora ad essere citata la "terra di San Biagio". Ma la "licentia" fa invece supporre che l'abitato abbia iniziato a svilupparsi alcuni anni prima, con poche case attorno ad una piccola chiesa. Il paese è conosciuto per le sue tradizioni popolari e per il folklore che esalta in maniera originale alcune ricorrenze religiose di particolare rilievo. Ma la manifestazione più singolare che richiama ogni anno una massiccia presenza di visitatori, è certamente quella di Pasqua. La tradizione degli Archi, che ormai caratterizza l'identità del comune, ha origini remote. Risale alla seconda metà del Seicento, in epoca immediatamente successiva alla fondazione del paese. Una tradizione secolare che si riallaccia al significato della ricorrenza: l'evento della Resurrezione sottolineato dall'incontro tra il Cristo e la Madonna, sotto gli Archi di trionfo, in un tripudio di folla esultante.
La manifestazione si concretizza in una vera e propria competizione tra due confraternite "rivalí'. Madunnara e Signurara si confrontano in una gara di reciproco superamento.
   Ma in questi ultimi decenni la festa degli Archi di Pasqua ha avuto un'evoluzione che le ha conferito un grande effetto spettacolare, al punto da richiamare la curiosità degli studiosi delle tradizioni popolari che hanno scritto pagine interessanti, ricche di documentazioni fotografiche.
Inizialmente venivano eretti soltanto i due archi centrali, con i telai triangolari di ferle e con gli intrecci di canne decorati con ciambelle di pane ed orlati di arance. Ora, partendo da questi due elementi originari, posti l'uno di fronte all'altro davanti al sagrato della Chiesa Madre, si sviluppa nei due sensi per un lungo tratto del corso principale, una scenografia che si conclude con i due prospetti di accesso. L'uno e l'altro riproducono opere architettoniche spesso realmente esistenti.
  Ma la bravura degli esecutori si manifesta nell'attenta ricerca dei particolari, nella tecnica raffinata che esalta persino i dettagli dai singolari effetti plastici e figurativi. Cupole, campanili, volte, rosoni, fatti di canne e di salice, originali lampadari - le nimpe-realizzati con datteri, fontane zampillanti con, al centro, veri e propri monumenti di grande efficacia comunicativa, mosaici raffiguranti episodi evangelici, creati con i prodotti offerti dalla natura. E poi il pane, che assume forme di notevole forza espressiva e costituisce l'elemento essenziale dell'addobbo. La preparazione dura almeno due mesi e coinvolge artigiani, casalinghe, operai e professionisti. Giovani e anziani, tutti animati da un impegno collettivo, ma schierati su fronti contrapposti. Una competizione però solo apparente, perché il giorno di Pasqua la conflittualità si attenua e scompare del tutto per lasciare il posto alla comune soddisfazione di avere ancora una volta risposto alle attese dei visitatori. La Festa degli Archi di Pasqua di San Biagio, per la sua peculiarità, è una delle più significative espressioni della creatività popolare dell'Isola.

Testo di Biagio Spicola